Viaggio porto berlino 2013 - Cicloturistica Portogruarese

Vai ai contenuti

Menu principale:

CSS Mac Dock
home chi siamo direttivo randonè la voce contatti

Cammino di Santiago in bicicletta
Maggio 2012


Untitled
You need to upgrade your Flash Player or to allow javascript to enable Website menu.
Get Flash Player

Portogruaro - Berlino    8/ 17 luglio 2013

Gran successo per  il viaggio Portogruaro - Berlino dal 8 al 17 luglio di 12 nostri soci della Ct Portogruarese.
Ecco i partecipanti: Daniele Bellomo, Renzo Bertoli, Gabriele Ceresatto, Mario Ceresatto, Romeo Chiarot, Dante Drigo, Aldo Gruarin, Luca Furlanis, Luigi Luvisutto, Giuseppe Pauletto, Gianluca Rossitto, Daniele Travain.
L'itinerario è stato complessivamente di 1210 km e 12488 mt di dislivello .Attraversato Austria, Repubblica Ceca ed ex Germania Est. Sette tappe sui pedali, più un giorno di sosta a Praga sabato 13 luglio. Visita guidata conclusiva a Berlino il 16 luglio, mentre mercoledì 17 il viaggio di ritorno.

Clicca e visualizza il percorso GPS di ogni tappa!

1° tappa

2° tappa


3° tappa


4° tappa


5° tappa


6° tappa


7° tappa


Tracce GPS di Gianluca Rossitto e Romeo Chiarot

 
 

Racconto di viaggio di Gianluca Rossito, socio della Cicloturistica Portogruarese che ha partecipato al viaggio.

Il viaggio da Portogruaro a Berlino del luglio 2013 è nato dall'idea di Renzo Bertoli, il quale propose a Mario Ceresatto di attraversare l'Europa Centrale, facendo tappa a Dresda e Berlino, città sempre più frequentate dal turismo internazionale per la loro storia, gloriosa ma anche tragica, e per il loro presente dinamico e spumeggiante. Mario Ceresatto accolse l'idea, suggerendo di aggiungere pure l'attraversamento di Praga, terzo gioiello storico-architettonico sulla stessa direttrice Sud-Nord da Portogruaro a Berlino. Da lì è poi emersa la possibilità di visitare altri luoghi delle memoria, come Mauthausen (in Alta Austria) e Terezin (in Repubblica Ceca). Unendo tutti questi punti, il “cartografo” del gruppo, Mario Ceresatto, in collaborazione con Romeo Chiarot, ha disegnato il percorso in sette tappe, più il giorno di sosta intermedio a Praga, e il giorno finale di visita a Berlino. Portogruaro-Berlino  arriva dopo una serie di lunghi itinerari sui pedali affrontati da alcuni soci della Cicloturistica Portogruarese negli ultimi anni. Tutto è iniziato con Portogruaro-Auschwitz-Cracovia, poi Portogruaro-Medjugorje-Sarajevo, seguito dal Giro d'Italia, nell'anno dell'anniversario dei 150 anni dell'Unità nazionale. L'anno scorso, invece, la CT Portogruarese ha pedalato in mountain bike sulle strade del Cammino di Santiago de Compostela. Il viaggio Portogruaro-Berlino 2013, con 12 ciclisti al via, finora è stato quello più partecipato.

Lunedì 8 luglio.
Il ritrovo è in Piazza della Repubblica a oprtogruaro, dove ci salutano amici e parenti, non prima delle foto di rito. Partiamo alle 7.32, confortati da un clima sereno ma non caldissimo: tappa senza grandi sussulti, le strade percorse sono a noi ben note. Dopo San Vito cambiamo sponda del Tagliamento percorrendo il ponte della Delizia e puntando San Daniele, Maiano, Osoppo, Gemona. A Venzone, porta delle montagne carniche, sosta programmata per un caffè offerto da un amico venzonese della CT Portogruarese. Percorriamo la pista ciclabile Alpe Adria, puntando Tarvisio: disavventura per Mario Ceresatto, che centra un paletto nel mezzo dello spazio ciclabile. Fortunatamente né lui, né la bicicletta riportano danni rilevanti. La pausa pranzo si tiene a Camporosso, presso la dimora vacanziera dei genitori del nostro socio Damiano Florean: ne approfittiamo, forse anche troppo. Ripartire non è semplice, ma c'è ancora tanta strada verso Spittal, la nostra meta. Ancora ciclabile fino a Tarvisio, poi lo sconfinamento a Coccau: presso l'ex edificio della dogana ci fermiamo. Secondo imprevisto del viaggio: Luca Furlanis perde i pezzi dalla ghiera del pacco pignone. Provvidenzialmente Romeo Chiarot aveva portato una ghiera di ricambio: il meccanico del gruppo armeggia con gli attrezzi e il problema è risolto. Entriamo in Austria, in un conteso collinare, senza grandi salite. Poco alla volta il cielo si annuvola e, quando mancano 15 chilometri all'arrivo, becchiamo un temporale di striscio. Giunti a Spittal, sul fiume Drava, l'acqua già smette e riappare il sole. Ma non è finita: siamo poco sopra quota 500 metri, ma l'hotel è in alto. Serve un'ascesa di 200 metri in 3 chilometri. Chiudiamo dopo 200 chilometri e 2000 metri di dislivello. Alla sera, davanti a una buona cena, facciamo il bilancio della prima tappa.

Martedì 9 luglio.
Ci alziamo al mattino col sole e una temperatura fresca e gradevole. Partenza alle ore 8. E' la tappa più corta del viaggio, poiché dovremo scavalcare i Monti Tauri, con tre passi impegnativi. Molliamo la Drava e imbocchiamo verso nord la valle di un affluente minore: i viadotti dell'autostrada dei Tauri ci sovrastano per lunghi tratti, poi il paesaggio si fa alpino, suggestivo, verde, da Austria vera. Prima fatica il Katschberg: all'inizio sembra poca roba, poi le pendenze si fanno severe. Saliamo su tornanti, anche su pendenze intorno al 15%: lo scollinamento avviene a quota 1641. Lasciamo la Carinzia ed entriamo nel Salisburghese: scendiamo, attraversiamo vallate incantevoli, eppure sappiamo che non è finita. Bisogna risalire, e qui viene il bello: c'è il Passo Twenger a 1370 metri, poi il Radstadter Tauren a 1739 (Cima Coppi del nostro giro). Parliamo e decidiamo di fare la sosta pranzo in cima al secondo passo, ma ecco l'equivoco: pedaliamo in salita dura, su rettilinei severi, pochissimi tornanti, e manco ci accorgiamo che il Twenger è alle nostre spalle. I due autisti di turno continuano a spostare avanti l'allestimento del posto per il pranzo. Sali e sali ci ritroviamo sul Radstadter Tauren, tra una lunga serie di alberghi per i turisti, senza essercene accorti. Tra i due passi, di fatto, non c'è mai stato un tratto di discesa: strane ste montagne austriche!Ben fatto comunque, mangiamo la tradizionale pasta a cuor leggero. Da lì in poi ci attende soltanto una discesa di oltre 20 chilometri fino a Radstadt. Anche oggi becchiamo un temporale (i sono gocce gelate), a pochi chilometri dal traguardo. Raggiungiamo agevolmente l'albergo alle ore 15.50 dopo una tappa di 100 km e oltre 2000 metri di dislivello.  

Mercoledì 10 luglio.
Ci aspetta la terza tappa: ci alziamo presto, facciamo la solita abbondante colazione, e alle 8.20 siamo in sella. Da qui iniziano le prime difficoltà organizzative, dovute a vari motivi: lasciamo Radstadt seguendo la ciclabile del fiume Enns, importante tributario del Danubio. Per ottanta chilometri costeggiamo a tratti il fiume, poi la ferrovia, poi la strada principale. Prati verdi, montagne incantevoli, sole e nuvole, mai troppo caldo. Il fondo della ciclabile è sterrato per lunghi tratti: questo comporta una sola foratura (Giuseppe Pauletto), ma rallenta notevolmente il nostro incedere. Passano le ore e i chilometri fatti sono pochi: in tarda mattinata siamo a un terzo del percorso. Secondo problema meccanico del viaggio: Dante Drigo sente rumori sinistri provenire dalla ruota posteriore. Salta la ghiera del cambio, problema non risolvibile: provvidenziale la ruota posteriore, che fa parte del kit di riparazione delle biciclette. La seconda parte della frazione si inasprisce con due scollinamenti fra i 700 e gli 800 metri (Passi Buchauer sat e Saint Gallen). Poi scendiamo e riprendiamo a correre di buona lena, ma l'arrivo a Steyr (300 metri di quota) non avviene prima delle 18.45, dopo 196 km (la ciclabile ha comportato un allungamento di 30 km) e  1700 metri di dislivello.  Ceniamo in extremis”.  

Giovedì 11 luglio.
La giornata inizia sotto un cielo grigio e piovigginoso, foriero di brutte notizie: la sera precedente alcuni di noi, scesi in centro storico a Steyr, avevano preso accordi con un signore del posto, intenditore di biciclette, che aveva manifestato interesse per il nostro viaggio, proponendoci di fotografarci. Problema: noi alloggiamo ad oltre 7 chilometri a nord di Steyr, sulla strada giusta per proseguire il viaggio verso Berlino. Quindi dobbiamo tornare indietro, per poi risalire: questa è la prima perdita di tempo. Secondo problema: dopo le foto nel bellissimo centro di Steyr e i saluti del caso, imbocchiamo la ciclabile (ancora lungo l'Enns che deve riportarci verso nord). Iniziamo a pedalare, poi i conti non tornano, la strada sembra sbagliata, tentenniamo, anche Romeo Chiarot con il percorso memorizzato nel suo navigatore satellitare, non sembra capirci molto. Morale, dopo un'ora e mezza siamo al palo, e davanti ci attende un tappone con sconfinamento in Repubblica Ceca. Giunti non lontano da Linz, ci fermiamo a Mauthausen, e vediamo dall'esterno l'ex campo di concentramento nazista, dove decine di migliaia di persone hanno perso la vita durante la Seconda guerra mondiale. Per arrivarci c'è una bella salita, poi ecco le mura dell'agghiacciante Mauthausen. Non entriamo perchè siamo in ritardo macroscopico, peccato. Si riparte: attraversiamo Linz, capoluogo dell'Alta Austria: per districarci tra i vialoni, e prendere la strada giusta per il confine ceco, serve pazienza e tempo. Ne usciamo sani e salvi, ma la tappa prosegue a rilento, tra salite e discese che non permettono di cambiare marcia. Entriamo in Boemia seguendo la valle della Moldava, fiume che ci accompagnerà per molti chilometri. La Repubblica Ceca è incantevole, tra tanto verde, fiumi, laghi, paesi da fiaba, gente in campeggio e in canoa. Cesky Krumlov varrebbe una sosta, ma non si può, la giornata si accorcia. Arriviamo a Ceske Budejovice, dopo 180 km e 1769 metri di dislivello, alle ore 20.30. Riusciamo a cenare fuori tempo massimo, è stato un giorno molto difficile. Conforta il tempo stabile, fresco, che ci aiuta a progredire nel viaggio.  

Venerdì 12 luglio.
Partiamo alle 8.20 da Ceske Budejovice, attraversando la splendida piazza centrale. Non è una tappa qualunque, perchè la meta è Praga, la capitale della Repubblica Ceca. Puntiamo decisi verso nord, non ci sono più piste ciclabili, non c'è bisogno. Corriamo quasi sempre su strade poco o per nulla trafficate: il tempo è perfetto, mai caldo. In cielo si rincorrono le nuvole, il sole si fa largo a tratti. Attorno a noi piccoli villaggi e fattorie, campi di orzo, frumento, foraggio, mucche e cavalli. La Repubblica Ceca non è terra di vette, ma nemmeno di pianure. Da lontano vediamo nuvole basse che si fondono a quelle negli alti strati: avvicinandoci ci accorgiamo che non sono nuvole, ma i vapori emessi dai quattro immensi camini della centrale nucleare di Temelin, la più potente della Cechia.  Inevitabile che tra di noi si apra un breve dibattito tra favorevoli, contrari e agnostici dell'energia nucleare. Colline su colline ci costringono a dosare bene gli sforzi: credi sempre di essere alla fine delle salite, e invece ecco altri pendii, generalmente non superiori ai 400 metri. Si rivelerà forse la tappa paesaggisticamente più bella dell'intero itinerario. Praga si manifesta da lontano con i primi palazzi periferici: ci avviciniamo con discrezione, valutiamo il da farsi. I due pulmini ci accompagnano verso l'hotel, ma arrivarci non sarà una passeggiata: Praga non è città per ciclisti, lo capiamo subito. A terra binari del metrò, ciottolato e basolato con fessurazioni larghe e profonde. Saliamo sui marciapiede, sempre con il timore di cadere o di procurare danni alle ruote. Finalmente l'hotel, alle ore 18.10, dopo 160 km e 1966 metri di dislivello.

Sabato 13 luglio.
E venne il giorno del riposo. Sabato 14 luglio ecco la sosta programmata a Praga, dopo 830 chilometri in sella già percorsi. Al mattino ci attende sotto l'albergo la nostra guida, una simpatica signora slovacca, che si rivelerà molto preparata e coinvolgente mentre ci conduce per le vie cittadine. Visitiamo la città vecchia con la piazza omonima, spazio urbanistico perfetto, che da solo richiede ore di osservazione palmo a palmo. Fiumi di turisti da ogni parte del mondo, sole e temperatura intorno ai 22 gradi. La capitale ceca è imperdibile, ad ogni angolo una sorpresa. Al rintocco delle ore 11 sguardo verso l'alto per lo spettacolo in movimento dell'orologio astronomico. Giungiamo sul ponte Carlo, quello celeberrimo con le statue. Sotto scorre placida la Moldava, solcata dai battelli per i turisti. Proseguiamo oltre e saliamo al Castello di Hradcany, dove vistiamo le immense dimore della Presidenza della Repubblica ed entriamo fugacemente nella cattedrale di San Vito. Dall'alto ariosi scorci sul centro storico e sulla città in generale. Scendiamo attraverso l'affollatissimo vicolo d'oro, con le caratteristiche botteghe. Il rientro all'albergo avviene alla spicciolata: c'è chi coraggiosamente si sobbarca a piedi il ritorno per svariati chilometri. Altri più prudentemente pigliano l'autobus.

Domenica 14 luglio.
Anche se domenica la  solita levataccia di buon'ora: Praga ci saluta con un sole splendido che filtra dalle tende delle stanze d'albergo. A proposito: se viaggiate fuori dall'Italia scordatevi gli scuri alle finestre. Solo tendaggi, che non servono a nulla, se non ad accumulare polvere ed acari: benedette le nostre tapparelle. Temiamo un po' l'uscita dalla grande città, vuoi per le strade, vuoi per la viabilità. Ma va tutto bene, usciamo su una strada a grande percorrenza, ma è domenica e il traffico poco intenso. Dopo una manciata di chilometri la nostra rotta si sposta su strade secondarie: sarà un crescendo di belle vedute su colli molto dolci e piccoli paesi. Sulla nostra strada ecco Teresin, già campo di internamento nazista, all'interno di un'antica fortezza stellata, che ricorda Palmanova. Ci fermiamo per una breve sosta commemorativa. Proseguiamo, scavalcano il  grande Elba. A Litomerice la tappa cambia volto, diventando più impegnativa: si sale decisamente su una strada stretta e serpeggiante allo scoperto, attraverso i prati e con un'ampia visuale sulla pianura. Siamo di nuovo in quota, sui colli della valle del'Elba e l'andatura si fa più lenta. Traccia incerta, il gruppo si spacca in due parti: metà vanno troppo avanti, gli altri attendono i furgoni e imboccano la strada giusta, che sale e sale ancora, fino a 700 metri. Telefonate concitate per ricongiungersi: i due conducenti di turno dei furgoni individuano un bel posto, nel fitto di un bosco, per la sosta pranzo. Il primo gruppo arriva  con un buon vantaggio, il secondo colma lo svantaggio un ventina di minuti dopo. Si rimonta in sella, seppure un po' provati: ecco il confine tedesco, siamo in Germania e puntiamo Dresda, dove giungiamo alle 17.40 dopo 157 km e un dislivello significativo di 1937 metri. Siamo in zona periferica, decidiamo di lasciare giù i bagagli e di entrare in centro storico in sella alle biciclette. Quasi interamente distrutta dai bombardamenti degli inglesi nel febbraio 1945, Dresda è stata ricostruita mirabilmente: giriamo il centro storico, dove trionfano gli edifici barocchi settecenteschi. La Schlosstrasse e la Schlossplatz sono il fulcro cittadino, che converge sul Ponte Augusto: l'Elba scorre maestoso verso il Mare del Nord. Rientro in albergo, ci sarà tempo per uscire in serata, l'unica fredda di tutto il viaggio.

Lunedì 15 luglio.
 Questo non è un giorno qualunque, poiché si sta completando la nostra fatica: ci aspettano gli ultimi 200 chilometri fino a Berlino. Ci svegliamo sotto un cielo grigio, la temperatura è di 16 gradi, iniziamo a pedalare alle 7.50. Manicotti per iniziare, poi sarà di nuovo sole e caldo moderato. Solchiamo la Sassonia e poi il Brandeburgo. La tappa è meno movimentata delle altre: non mancano i saliscendi, ma sono gobbe dolci, non si fanno sentire. Più di altre volte, invece, è il vento a farla da padrone. Soffia da nord a sud, quindi ci sbatte contro: il vento qui deve essere di casa, come testimoniano le numerose pale eoliche che scorgiamo sia lungo la strada, sia lungo la linea dell'orizzonte. Campi di orzo, girasoli, foraggio: l'ex Germania Est è un granaio a perdita d'occhio. Non mancano, a differenza di casa nostra, grandi aree boschive, che regalano apprezzati momenti d' ombra, al riparo dal vento. Attraversiamo paesini di poche case a un solo piano, con tetti spioventi: qualcuno ci saluta, qualcuno lavora la terra. Silenzio e pace per gran parte del tragitto: l'ultima sosta di pranzo ci fa accampare ai margini di una strada minore. Accanto a noi un mare di spighe dorate d'orzo, resterà una delle immagini più semplici e vere del viaggio. Ad un tratto, all'orizzonte, si profila la periferia a sud di Berlino. Siamo a una quindicina di chilometri dal centro, eppure impiegheremo molto tempo ad arrivare all'hotel. Decidiamo di non proseguire dritti lungo l'asse centrale che porta nella capitale; aggiriamo la città verso sud-ovest (direzione Potsdam) tra boschi e laghi. E' un periplo infinito: dapprima ville liberty immerse nel verde, poi l'urbanizzazione si infittisce, ma prima di vedere la vera Berlino corriamo per chilometri su ciclabili, oppure su marciapiedi scassati, scambiati per ciclabili. Quando giungiamo davanti al nostro hotel, stappiamo una bottiglia assieme a Renzo Bertoli e Aldo Gruarin, autisti di turno dei due pulmini, i quali ci avevano preceduto per la strada più breve. Sono le 18.50 di lunedì 15 luglio 2013: dopo 1210 km e oltre 12 mila metri di dislivello il nostro viaggio è compiuto.
Il cielo è azzurro sopra Berlino.

Martedì 16 luglio.
Prima di tornare a casa chiudiamo il viaggio a pedali con la visita a Berlino. E' martedì 16 luglio: ci svegliamo un po' più tardi del solito. Ad attenderci nella hall dell'albergo c'è la nostra guida, un giovane italiano della provincia di Trento, che da diversi anni vive nella capitale tedesca. Tutti in bici anche stavolta: rinunciamo alle scarpe con gli attacchi, sarebbero davvero troppo scomode. Berlino è città moderna, risorta dalle ceneri dopo il bombardamento degli alleati verso la fine della Seconda guerra mondiale. Lunghe piste ciclabili ci permettono di pedalare in sicurezza: sono davvero tanti i berlinesi che scelgono la bici per spostarsi in città. Alla fine faremo un giro di 35 chilometri: nessun altro mezzo ci avrebbe permesso di vedere tanti luoghi della città in così poco tempo. Facciamo tappa davanti ai luoghi più significativi della città: i palazzi storici prussiani, i luoghi del potere politico di oggi (parlamento, presidenza del consiglio, palazzi ministeriali). Spettacolari i quartieri nuovi, dove i più famosi architetti del mondo hanno fatto sperimentazione urbanistica. La nostra meta ideale è la Porta di Brandeburgo: è lì che veniamo immortalati in gruppo. Sarà la copertina del nostro viaggio. Suggestiva la visita lungo il perimetro del muro, che ancora sopravvive in alcuni tratti coperti da splendidi murales. Berlino è anche città d'acqua: la Sprea è una via d'acqua importante, solcata da battelli turistici, ma anche di trasporto pubblico e commerciali.  Nel complesso si afferma l'immagine di una metropoli varia, diffusa, cosmopolita e ben servita dai trasporti: tram, treni, autobus, tutto sembra funzionare  e il traffico non è eccessivo. In Italia una città di tali dimensioni sarebbe costantemente bloccata. Rientriamo all'hotel facendo il percorso a ritroso senza guida: c'è sempre Romeo Chiarot con la traccia sul navigatore satellitare. La mattina di mercoledì 17 luglio, con i pulmini stipati di persone, biciclette, bagagli, logistica, facciamo rientro in Italia, dove giungeremo alle 20.30 davanti alla sede della CT Portogruarese.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu